Berlino. Gita fuoriporta

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Quando e Perchè Il primo Weekend di Novembre. Con Emma ancora fresca di Schulferien volevamo darci un po’ di carica prima di arrivare a Natale. Dicembre è un mese intenso per tutti. Oltre ai soliti appuntamenti a tema, festeggiamo i compleanni … Continua a leggere

Quando il Sole è femmina

Per mia grande sfortuna, non ci sono regole precise per stabilire il genere di un sostantivo tedesco. Ed è umanamente impossibile memorizzare il genere di tutti i sostantivi. L’italiano a volte mi aiuta (die Freude = la felicità), più spesso mi sbatte fuori strada: “sole” e “naso” in tedesco hanno ad esempio il genere femminile.

Sostantivi che, giureresti, davvero non possano che essere femminili, come “farfalla” oppure “coccinella” sono invece… maschili! E bisogna farsene una ragione. Inutile protestare, urlare e pestare i piedi. Non sarò io con questo post a cambiare migliaia di anni di evoluzione di una lingua.

Per fortuna, le regole ci sono e mi aiutano in questa guerra che il più delle volte mi appare impari e sleale. Insomma, pure io ho la mia età e non ho più una mente freschissima. Mi ci aggrappo con le unghie e con i denti alla grammatica. Cerco di memorizzarla durante il tempo libero. Insomma, ci metto del mio. Poi però arrivano 3000 eccezioni e mi vien voglia di urlare. E di nuovo protesto, urlo e batto i piedi.

E oggi è uno di quei giorni un po’ così, in cui la vita dell’emigrato mi sembra più difficile del solito. Uno di quei giorni in cui il tedesco non mi è amico. Uno di quei giorni in cui tutti i sostantivi mi sembrano del genere sbagliato (come fa il “sole” ad essere femminile, io nella mia mente me lo immagino uomo!!).

Una serie di eventi hanno contribuito allo stato d’animo presente.

  1. Ieri sera mia figlia di 5 anni mi ha “sverniciata” al gioco delle rime. Fin che giochiamo in italiano è una battaglia quasi ad armi pari (sempre tenendo conto che lei di anni ne ha quasi 6 e io quasi 34); d’un tratto mi butta là un: «… e cosa fa rima con Garten?» e io, non solo mi trovo in difficoltà, ma dopo quasi 24 ore non ho ancora trovato una risposta.
  2. Stamattina in una riunione tra colleghe per un attimo, solo un attimo giuro, ho perso il filo del discorso e improvvisamente ho perso mezz’ora di conversazione. Vuoto. Nero. Nulla. Per fortuna non sono stata interpellata.
  3. Quando è giunto il mio momento di parlare, mi sono sentita come una vecchia macchina arrugginita. Le parole sono uscite a stento, le frasi smezzate. Credo che, ad un certo punto, mi sia anche sfuggito un italianissimo “dunque”.
  4. Sempre stamattina mentre la portavo all’asilo, mia figlia più piccola (da biasimare come la sorella per la mia odierna depressione) mi ha corretto come segue: «Ti va se la prossima settimana invitiamo Tim da noi a giocare?» «Mamma, ma non si dice Tim, si dice Tiiim». Come avrò fatto a pronunciare male il nome Tim? Sono solo tre misere lettere. Tutti ovviamente hanno trovato lo scambio molto divertente. Tutti tranne la sottoscritta.

Oggi va così, lo accetto. So anche che domani andrà meglio e che questa è stata solo una giornata fastidiosa e che ne verranno altre. Domani mi riconcilierò con la lingua tedesca, coi sostantivi e il loro genere e pure con il “sole” donna. Promesso.

E comunque Garten fa rima con Karten oppure Arten, ho controllato adesso su Google come quella volta che sulla barra ho scritto: “come smontare i sedili posteriori della Fiat Grande Punto”. I grandi hanno i loro trucchetti. La prossima volta, cara Emma, ti “svernicio” io.