Berlino. Gita fuoriporta

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L’ingegnere

Vivere da qualsiasi parte del mondo con un ingegnere, non è cosa da poco. Io, negata in matematica, nella mia vita sono sempre stata circondata da ingegneri. Sempre. Amiche, amici, famigliari, fidanzati, marito. Ingegneri dappertutto. E ne ho imparate di cose in questi anni; io, e tutti coloro che nella quotidianità hanno a che fare con questa specie bizzarra, affascinante, a volte inquietante, di individui.

L’ingegnere vero non compra la bicicletta: la-costruisce-pezzo-per-pezzo-ordinando-tutti-i-componenti-su-Amazon. L’ingegnere è hardcore. È in grado di migliorare così tanto le prestazioni dell’impianto domestico a pannelli solari che poi è costretto a disperdere l’energia in eccesso attraverso intere batterie di luci (costantemente accese) che nasconde nel garage.

Chi ha una moglie ingegnere si rassegna al fatto che le verdure debbano sempre essere tagliate in modo regolare e (cito letteralmente) «[…] con metodo consistente». Cosa sia e come applicare questo “metodo consistente” ancora non mi è chiaro.

Chi ha un marito ingegnere impara che i calzini e le mutande sul pavimento non sono assolutamente un problema, la maglietta spiegazzata e i jeans buttati sulla sedia nemmeno. Tuttavia è impensabile che tutti i file fotografici rispettino un preciso ordine ossessivo compulsivo.

Anche il tempo libero viene afflitto da costanti e non richieste spiegazioni scientifiche. Tutto, ma proprio tutto, deve avere un perché. È una croce.

Durante il pic-nic domenicale non si può commentare in santa pace che «la grigliata di carne ha davvero un buon profumo» senza venire a sapere che «È atavico. L’odore degli zuccheri bruciati della carne, crea naturalmente una sensazione di appetito».

Anche l’oretta personale di jogging non viene risparmiata. E così, mio malgrado, sono venuta a sapere che sono una vera schiappa, gli atleti corrono a 20 km/h «Ma come cosa vuol dire?!! Vuol dire che mentre tu fai 1 km in 5’30’’ loro lo corrono in 3’’». Grazie tante.

Quando due ingegneri si incontrano con le famiglie, ignorano i rispettivi bambini urlanti (nel senso che proprio non li sentono) e discutono di come programmare dei circuiti con sensori di prossimità e GPS per fare in modo che il forno o i fornelli si accendano non appena la macchina entra nel garage. Utilissimo davvero.

L’ingegnere è una specie universale. Trascende le lingue e le culture. Un ingegnere amburghese di nostra conoscenza, cambia costantemente la password del suo Iphone che corrisponde alla soluzione di un gioco matematico. Al figlio adolescente viene concesso l’uso del telefono solo dopo aver risolto il suddetto problema. Nemmeno la prole viene risparmiata!

Non vorrei essere stata troppo cattivella. Chi ha sbirciato in anticipo questo post mi ha bacchettata affermando che manca un “messaggio di speranza” per la categoria. Bene, eccolo qua.

Punto primo. Gli ingegneri sono richiestissimi. Dappertutto. Conosco ingegneri che lavorano da decenni, hanno cambiato più volte lavoro e ancora non hanno mandato un Curriculum. Vorrà pur dire qualcosa.

Punto secondo. Grazie a voi ingegneri ho imparato in questi anni perché si forma l’arcobaleno nelle macchie d’olio sull’acqua, perché i capelli si asciugano prima con l’aria calda che con l’aria fredda. Negli Stati Uniti la mia vita è stata notevolmente semplificata grazie a velocissime conversioni delle unità di misura che mi hanno risparmiato, non solo molto tempo, ma tantissime figuracce. Ho imparato che 1.6 km corrispondono a un miglio e che 64.4 Fahrenheit sono 18 gradi Celsius. Quando un ingegnere è con me, le mance che lascio al cameriere sono impeccabili. Infine, sono al corrente che esiste teoricamente un modo scientificamente perfetto per sopravvivere alla quotidianità: scaldare i cibi, nuotare, stendere i vestiti, tagliare le verdure, …

Ingegneri, grazie di esistere!

Che dite…? Basterà?

Cena con montagne russe

Ieri sera, in compagnia di alcuni amici, abbiamo portato i bambini a mangiare da Schwerelos. In realtà volevamo andarci noi adulti già da un po’, ma se dici che lo fai per i figli, ti metti al riparo nel caso l’esperienza si riveli un flop. Dare la colpa ai bambini funziona sempre. Invece no, è piaciuto a tutti, grandi e piccoli.

Schwerelos (letteralmente privo di peso/gravità) è uno dei nove ROLLERCOASTERRESTAURANT® al mondo. Il primo è stato inaugurato a Norimberga nel 2007. Dopo vari riconoscimenti (tra i quali il Thea Award nel 2012 come “World´s best Theme restaurant”), l’8 giugno 2015 è stato chiuso al pubblico e unicamente impiegato a scopo di training. Dopo il successo di Norimberga ha aperto, nel 2010, il ROLLERCOASTERRESTAURANT® di Amburgo. Il ristorante si trova ad Harburg, una zona non particolarmente centrale o allettante, ma in piena evoluzione, che nel 2013 ha già ospitato la bellissima “Internationale Gartenschau”. Dopo Amburgo sono stati inaugurati altri ristoranti. Ad oggi se ne contano quattro in Germania e cinque nel resto del mondo (Kuwait, Abu Dhabi, Vienna, Sotchi e Alton nello Staffordshire).

Veniamo al dunque. Il successo di Schwerelos è un sistema di binari che, percorrendo tutto il ristorante, raggiunge ciascun tavolo. Su brevetto mondiale dell’azienda HeineMack, delle piccole “slitte” consentono il trasporto dei cibi e delle bevande direttamente di fronte a chi le ha ordinate. Questo sistema geniale, e davvero coreografico (i binari sono in acciaio inox), funziona grazie a 17 ascensori che consentono il sollevamento delle slitte a 5 m d’altezza. E poi… via! La gravità spinge le ordinazioni giù, in basso, direttamente al tavolo.

Attorno a ciascuno dei tavoli, tutti circolari, possono sedersi fino a 13 persone, è dunque molto probabile trovare posto accanto a qualche estraneo. Le pietanze arrivano proprio al centro, in piccole pentoline tutte uguali. Le ordinazioni sono contrassegnate dal numero di posto a sedere e da un’etichetta, applicata sul coperchio, che ne descrive il contenuto. I cibi caldi sono ulteriormente segnalati, e decorati, da una scoppiettante fusetta. Oddio, ma come si chiamano quelle cose? Quelle stelline o stellette che si mettono in mano ai bambini a Capodanno? Quelle. Spero abbiate capito. Potete immaginare i bambini che faccia fanno, quando vedono arrivare queste pentoline con i “fuochi d’artificio” accesi sopra. I nostri hanno chiesto se per caso non si trattasse di una bomba.

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Schwerelos, Amburgo (Harburg), Maggio 2016

Altra peculiarità. Dopo una breve lezioncina sul funzionamento, le ordinazioni vengono prese autonomamente dagli ospiti attraverso touchscreen. A ciascuno viene fornita di una speciale carta elettronica, grigia per adulti e gialla per i bambini (non abilitata al consumo di alcolici), che consente di confermare l’ordinazione. Pericolo scampato! Un attimo di distrazione e la mia biondissima vicina di sedia, Chiara, di 4 anni, figlia della mia amica Giulia, in un secondo aveva virtualmente speso circa 125 euro. Se vi capita di andarci, tenete le carte lontanissime dalle manine appiccicose dei vostri figli.

Una volta capito come funziona il meccanismo, è un’esperienza davvero carina. Il personale è gentile. Il cibo è ok. Per non sbagliare, quando mangio “alla tedesca”, ordino Auflauf (una specie di sformato) a base di pesce o carne o verdure. Mi piacciono quasi sempre. Ma è tutta questione di gusti.