Pulizie di primavera e regali inaspettati

Tempo di trasloco? Pulizie di primavera? Peggio. Visita improvvisa della mamma o della suocera dall’Italia? La parola chiave è zu verschenken. Anzi: ZU VERSCHENKEN. Con un po’ di fantasia immaginate queste parole scritte su un foglietto svolazzante in pennarello nero, anzi, rosso. Adesso immaginate il foglietto svolazzante appiccicato alla buona accanto ad una serie di oggetti, collocati difronte all’ingresso di casa. Si tratta di un’altra peculiarità tedesca: accumulare gli oggetti che non servono più ed esporli davanti all’uscio domestico in regalo (verschenken = regalare) a chi si trova a passare da quelle parti.

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Övelgönne, Hamburg, Maggio 2016

Le collezioni più tipiche annoverano tazzine e bicchieri, tutti tassativamente spaiati. Libri. Molto spesso quelli che in casa venivano conservati nello stipetto – quello chiuso – della libreria, vicino al CD degli East 17. Ho visto tempo fa, giuro, Tödliche Lust. Ci ho messo un attimo … Ma dai!!! Basic Instinct.

Altre volte si possono scovare vere e proprie “chicche” letterarie. Vi racconto questa. Esco a fare jogging. Un po’ fuori allenamento al km 6 voglio davvero morire. Mi trascino senza speranza e senza convinzione aspettando che mi squilli il telefono, così ho davvero un motivo serio per fermarmi. E poi ecco un motivo, anzi, tre. Tre scatoloni panciuti contenenti libri, cartoline, una scatoletta piena di chiavi (???), e una specie di quadretto bruttino, regalato a qualcuno per il suo cinquantesimo compleanno – si legge ancora l’incisione zum 50. Geburtsatag -. Alla fine torno a casa con sei o sette libri e qualche vecchia cartolina di Ottensen, il quartiere in cui abito. Peccato, non ho nemmeno carta e penna per ringraziare…

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Övelgönne, Hamburg, Maggio 2016

Rientrata a casa vado a sbirciare su Wiki e scopro che, senza saperlo, sono diventata la nuova proprietaria di Man’yōshū (万葉集 – Raccolta di diecimila foglie -) la più antica collezione di poesie di waka in giapponese giunta fino a noi. Non tutta, solo una piccola parte. Ma guarda tu. Sfoglio un po’ il libro e non so perché ma questo regalo inaspettato, da parte di qualcuno che neanche conosco, mi ha cambiato la giornata.

Il tutto rientra nella preziosa filosofia del riutilizzo e del rifiuto dello spreco. Ciò che non serve più a me, magari può essere utile a qualcun altro. Non si tratta (solo) di risparmiare denaro. “Pescare”, anche regolarmente, dagli scatoloni zu verschenken non comporta particolari benefici finanziari. Te ne puoi tornare a casa soddisfatto con due libri e un quadretto per la cucina, ma ti toccherà comunque fare un salto in libreria, per il compleanno del tuo vicino di casa o, in profumeria, per la festa della nonna.

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Övelgönne, Hamburg, Maggio 2016

Devo ammetterlo, durante i miei primi mesi amburghesi pensavo spesso: «ma chi si porta via ‘sta roba?». Eppure qualcuno se la prende. Magari non tutta. Magari, dopo un week-end di esposizione agli elementi, la tazzina sbeccata finisce davvero nei rifiuti. Ad altri oggetti però viene offerta una seconda chance, una nuova vita a casa di qualcun altro.

Una precisazione.
Tutte le foto di questo post le ho scattate io, con la mano tremate e sudatissima dopo il tremendo sforzo sportivo. Lo so, la mia metà fa    un lavoro migliore (a ognuno il suo), ma si ostina a non voler fare jogging con me. Se vedo qualcosa di carino, fotografo, a prescindere dall’inquadratura sbagliata (troppo alta o bassa non ho ben afferrato la critica). Alla prossima!

 

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Baratto moderno

Nella terra delle regole, la regola, parlando di Tauschkiste, è una sola: civiltà. Passeggiando in uno dei quartieri di Amburgo può capitare di imbattersi in piccole costruzioni in legno prive di porta, simili a capanni per gli attrezzi. La traduzione letterale è “cassa dello scambio” ed è un vero e proprio armadio di quartiere nel quale ciascuno può lasciare qualcosa e prendere qualcos’altro in cambio.

Nella Tauschkiste (o Giftbox) di Ottensen, il quartiere di Altona in cui vivo, ho visto più o meno di tutto: libri, vestiario, piccoli oggetti per la casa, giocattoli, oggetti per il cucito, scarpe … E chi più ne ha più ne metta.

La Tauschkiste non appartiene a nessuno ed è di tutti. È del passante curioso che spesso si avvicina a dare un’occhiata e magari se ne va con un vaso blu o una grammatica datata sottobraccio. È anche, e soprattutto, degli abitanti del quartiere che se ne prendono cura, la sorvegliano e si accertano che non venga impiegata come punto di raccolta per rifiuti ingombranti e spazzatura varia.

Dunque, vediamo, io ho lasciato due mensolette IKEA e alcuni vecchi CD. Non li ascoltavo più da anni, soprattutto, infastidivano moltissimo il purismo musicale di Daniele. Diciamocelo, in salotto vicino ai Doors, ai Pearl Jam, ai Nirvana, vedere gli East 17 non fa per niente figo. Tuttavia non riuscivo a buttarli nel cestino convinta che, nonostante tutto, potessero avere valore per qualcuno. Così è stato.

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Tauschkiste, Kemal-Altun-Platz, Hamburg, Maggio 2016

Questa caratteristica della società tedesca mi piace davvero molto. La trovo affascinante e l’ho abbracciata con entusiasmo. Si spreca poco, non si butta niente, si riutilizza e si scambia. Non tutto deve essere sempre nuovo. Non tutto deve brillare e luccicare. Alcuni oggetti acquistano valore con l’uso e con il tempo e, passando di mano in mano, ne sono convinta, diventano più preziosi.